Premio Montale Fuori di Casa

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte, giornalista, scrittore e poeta.

Motivazione del Premio
Grand Voyageur, oltre che Poeta, saggista, scrittore, Conte ha viaggiato sulle coste dell’Irlanda e alle isole Aran alla ricerca dell’anima celtica e alla saggezza dei Druidi. Alle Orcadi e nella Scania ha incontrato il mito ferocemente guerriero e magico di Odino e degli dei germanici. Nel Tamil Nadu, fra i templi dell’India dravidica è entrato in contatto con il culto di Siva. Nel New Mexico, nel Pueblo di Taos, la spiritualità degli indiani d’America.
Come egli stesso ha scritto: Il mito è stato il mio viaggio spirituale, il viaggio il mio mito personale.

Da inizi che in qualche modo si riallacciano ai testi della neo-avanguardia Conte procede verso la riscoperta del mito, del sacro, della natura. Nel 1994, in ottobre, promuove a Firenze l’occupazione pacifica della Basilica di Santa Croce con un gruppo di poeti (i capitani del Commando eroico): pronuncia sul sagrato di Santa Croce un discorso in cui rivendica il primato etico e spirituale della poesia. Tra i messaggi di adesione, quelli di Lawrence Ferlinghetti, di Mary de Rachewiltz, di Mario Luzi, di Gao Xingjian. Nel 1995-96 contribuisce a far sorgere il movimento del Mitomodernismo, partecipando con Tomaso Kemeny, Stefano Zecchi e altri a letture, conferenze e viaggi. Al primo Festival del Mitomodernismo di Alassio presenta l’opera L’Iliade e il jazz, con testi suoi e di Omero e musiche di Duke Ellington scelte dal bassista Dodo Goya. In collaborazione con Silvia Ronchey porta poesia e mito in televisione realizzando settimanalmente clips per il programma di Rai2 L’altra edicola. È invitato dall’Unesco a rappresentare l’Italia nel World Institute for Opera and Poetry. Nel 1997 in Cornovaglia per presentare Il ragazzo che parla col sole incontra George Ansell, il Gran Bardo della tradizionale Società dei Bardi di Cornovaglia. Alla stazione di Bodmin, si salutano pronunciando il motto della Società, nell’antica lingua cornica: “Nynsyn Marow Mightern Arthur” (Il re Artù non è morto).
Intanto collabora a diverse riviste e giornali quali «Il Verri», «Nuova Corrente», «Sigma», «Altro versante», «la Stampa», «il Giornale», «Il Secolo XIX» ecc.
Nel 2006 vince con Ferite e rifioriture il Premio Viareggio sezione poesia[1]
Ha prefato e/o tradotto opere di Walt Whitman, Adunis, Rabindranath Tagore, Jacques Prévert, Pablo Neruda, Serge Rezvani, Juan Gelman, Juan Uslé, William Blake, Percy Shelley, D. H. Lawrence, Victor Segalen ecc. e ha curato diverse antologie poetiche.
Ha scritto il pamphlet Lettera ai disperati sulla primavera (2006), e opere teatrali e musicali come Boine (1986), Ungaretti fa l’amore (2000), e Nausicaa (2002). Ha anche collaborato alla RAI. Dopo aver abitato a Nizza, ora abita a Sanremo, con la moglie Mariarosa.

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