Beppe Mariano

A Beppe Mariano il Premio Montale “Fuori di Casa Sez. Premio Speciale alla Carriera per la Poesia

Motivazione Premio

Con quest’ ultimo “Cosmocreature” Beppe Mariano, che ha alle spalle una lunghissima, valorosa militanza nella poesia ,offre un libro di sorprendente freschezza, novità e potenza espressiva. Un libro-filosofico e lirico, visionario e apocalittico.

Queste parole con cui Giuseppe Conte ce lo presenta ne esprimono e sintetizzano in poche righe il senso profondo. In effetti non siamo solo di fronte ad un volume di poesia ma anche a un’opera filosofica e Mariano ce lo dice chiaramente sin dalla prima poesia ponendo a noi lettori una domanda fondamentale: Come si può scrivere o rappresentare/ciò che è oltre la possibilità del pensare?/Quale pensiero può inoltrarsi nel cosmo/infinito, se il pensiero ha bisogno invece/di giungere a definizione, a finitezza?

Un interrogativo al quale è difficile dare una risposta, che non sconfessa, anzi, è in linea con tutta la sua produzione poetica degli ultimi sessant’anni. Per Mariano infatti scrivere poesia ha sempre significato restituire alla parola la sua capacità di dire il vero, utilizzando il rigore del linguaggio per indagare la biologia, la fisica e la natura, i temi ecologici ma in quest’ultima raccolta si misura con un qualcosa di più grande: un mistero che va “oltre”. E lo fa usando la poesia come uno strumento di indagine che unisce alla riflessione filosofica quella scientifica, Unite nel  ricercare il senso ultimo della vita.  Così come il Montale degli anni settanta del Novecento, che a dispetto dell’età avanzata si scopriva tentato dalle ultime scoperte della Fisica Quantistica e dall’Astrofisica, anche Mariano, tralasciando solo apparentemente il suo Monviso ( apparentemente, sottolineiamo, poiché, come scrive, “mon visage”, “mio viso”è bifronte”)si lascia tentare dalla vertigine del vuoto, dallo spazio sconfinato di un cosmo che non significa però più “ordine “come nell’accezione greca ma si apre ad un mistero più grande. E lo fa, come già prima di lui il Premio Nobel genovese, alternando un registro ironico ,a volte gnomico, ad uno più meditativo, con il sorriso di chi ormai ha capito che microcosmo e macrocosmo sono la faccia della stessa medaglia. Chi ha rotto l’equilibrio tra materia e antimateria?/Si sospetta del bosone di Higgs./È curioso. Proprio ieri ho scoperto/che il mio nuovo vicino di casa si chiama Higgs./– Ciao, Bosone – l’ho salutato,/presupponendo che sapesse.– Bosone, sarai tu! – e, credendolo un insulto,/mi ha colpito sul versante monvisano/ della mia dentiera appena ricostruita.

Ironia dicevamo, ma anche meditazione metafisica trovano spazio in questa raccolta  così viva, così nuova, contemporanea, così giovane, verrebbe da dire. Ecco in un’altra poesia manifestarsi la voce di Dio in quel brusio cosmico di fondo che talora ci giunge da  un vecchio televisore analogico :” se ascolto ispirato posso/forse riconoscere la Sua voce/di quando ha creato l’universo.”

Sì, è proprio ” la voce di Dio,” quel fruscio statico costante, quella radiazione  cosmica  di fondo che per gli scienziati è la  prova del Big Bang, della nascita dell’Universo. Ma se tutto ciò per la scienza è spiegabile con la ragione, per i poeti senso ha? La domanda resta senza risposta.Di quella sua fonica iniziale/vibrazione, pare sia rimasto/un residuo palataleper gli astrofisici/un’onda cosiddetta gravitazionale./Per altri è la fabula/d’un infinito circoscritto. E per i poeti?

Beppe Mariano, piemontese, esordisce con una silloge inedita vincendo nel 1964 il Premio Pisa. A metà degli anni Settanta ha cofondato e redatto la rivista letteraria Pianura, insieme con Sebastiano Vassalli, che l’ha diretta, Giorgio Bàrberi Squarotti e altri. Nello stesso decennio, auspice il critico e pittore Albino Galvano, ha sperimentato poesia visiva con una mostra (Spinterogenale) e altre in collettiva.

È stato redattore della rivista fiorentina Salvo imprevistie de La luna e i falò. Dal 2000 al 2010 prima a Milano e poi a Roma ha codiretto Il cavallo di Cavalcanti. Attualmente collabora a Xenia e Mosaico italiano, edita dai Dipartimenti di italianistica dell’Università Brasiliana.

È presente tra i trenta poeti italiani degli ultimi cinquant’anni nell’antologia del 2020 Vozes – cinco decàdes de poesia italiana, edita a Rio de Janeiro da Comunità editora a cura di Patrizia Peterle ed Elena Santi. È inoltre presente in Ossigeno nascente – Atlante dei poeti contemporanei, redatto dall’Università di Bologna. Ha partecipato a vari festival internazionali di poesia.Sono degli anni Ottanta le raccolte Verde Celeste Sclin (Il Bagatto, Bergamo, 1980) e Notizie dalla Castiglia (Quaderni di Barbablu, Siena, 1987). Dei Novanta Ascolto dell’erba (L’Arciere, Cuneo, 1990) e Scenari di congedo (Genesi editrice, Torino, 1996) con cui ha vinto il Premio Cesare Pavese per l’edito.

Nella prima decade dei Duemila ha pubblicato Il sorriso e le lune del Monviso (Joker, Novi Ligure, 2000); Il passo della salita (Interlinea, Novara, 2007 con note di Giovanni Tesio e di Sebastiano Vassalli); Moria e Mistà. Ballate dei monti perduti (Achille e la tartaruga, Torino, 2009).

Nel 2013 esce, con prefazione di Giuseppe Conte, l’antologia Il seme di un pensiero. Poesie 1964-2011 (Nino Aragno Editore, Torino, 2012; ristampato nel 2013) vincitore dei premi: Guido Gozzano, Ada Negri, Giovanni Pascoli, Arenzano Rodocanachi e Sandro Penna. L’opera ha inoltre ispirato alcune tesi di laurea.

Più recenti le raccolte Attraversamenti (Interlinea, Novara, 2018, con testi di Gianni D’Elia e Giovanni Tesio) e Il Monviso e il suo rovescio (Mursia, Milano, 2019, con nota di Guido Oldani), vincitore nel 2020-21 insieme con Maria Grazia Calandrone e Paolo Febbraro del Premio Lerici Pea e finalista al PontedilegnoPoesia.

Sempre nel 2019 ha pubblicato la raccolta di saggi Perlustrazioni letterarie e teatrali (Achille e la Tartaruga, Torino, 2019), mentre nell’anno successivo esce il romanzo storico Tempo di maschere e travestimenti (De Ferrari, Genova, 2020), ambientato nella natia Savigliano, come già il romanzo breve Rosso sangue ’68 (Editrice Esperienze, 2002).

Nel 2021 appare La guerra di Annina e i camminanti (Di Felice Edizioni, Martinsicuro, 2021, prefazione di Stefano Verdino), vincitore del Premio Il Meleto di Guido Gozzano e nella terzina dei finalisti del Premio Pisa.

All’inizio del 2023, sul n. 17 della rivista internazionale Poesia (Crocetti editore) appare una nuova silloge dal titolo: Storie di ordinaria I.A.

Nel 2024 è pubblicato Notizie delle Terra stondata, (Di Felice Edizioni, prefazione Alessandro Fo) selezionato al premio Viareggio–Repaci.

A fine 2025 esce La parola che ti devo (Di Felice Edizioni, prefazione Riccardo Deiana).

Per vent’anni ha scritto di teatro e di letteratura sui quotidiani torinesi cd è stato direttore artistico del Teatro Toselli di Cuneo.

Gli sono stati inoltre conferiti cinque premi alla carriera: nel 2019 il Guido Gozzano, nel 2022 il Città di Pisa e il Parasio-Città di Imperia, nel 2023, nell’ambito del Festival internazionale Parole spalancate a Genova, il Premio fondazione Zavanone e nel 2025 il premio Sassari.

È stato tradotto in francese, tedesco, polacco, portoghese e, recentemente, in arabo al Cairo.

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